In ascensore

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Piove a dirotto, tuoni, lampi…una giornata da dimenticare! Come se non bastasse c’è traffico e arrivo tardi a lavoro, corro verso l’ascensore mentre vedo chiudersi la porta  ma per fortuna riesco a prenderla.

La pioggia mi ha bagnato, i capelli sono fradici e contribuiscono a bagnare ancora di più la camicia color cipria  che indosso che ormai lascia intravedere anche il mio reggiseno. Mentre cerco di asciugarmi e di ricompormi guardandomi allo specchio mi accorgo di non essere sola. Un ragazzo sui 25 anni mi guarda come se non avesse mai visto una donna in vita sua.  Mi fa tenerezza ma faccio finta di nulla, anzi sbottono un po’ la camicia e inizio ad asciugarmi con un fazzolettino e lo passo anche all’interno della coppa del reggiseno lasciando intravedere un po’ dell’aureola.

L’ ascensore si blocca! Ci mancava solo questo, già sono in ritardo! Arrossisce ma allo stesso tempo mi guarda in modo malizioso e lo vedo portarsi una mano sulla patta. Mi squilla il cellulare  e mentre lo cerco nella borsa distolgo lo sguardo dal suo e in quel momento lo sento avvicinarsi a me e stringermi le mani intorno al seno. Sbottona il resto della camicia e infila le mani nel reggiseno. Lo toglie, raccoglie nelle mani il mio seno prosperoso e poi si dirige verso i capozzoli e me li stringe così forte. Come se niente stesse succedendo rispondo alla chiamata, è il mio capo, gli spiego che sono bloccata in ascensore mentre quel ragazzino che sembrava tanto timido mi piega leggermente, mi sfila il perizoma e mi infila due dita.

Con sua grande sorpresa mi trova un lago e certo non era dovuto alla pioggia. Io rimango immobile, lo voglio ma aspetto sia lui a continuare il gioco. Mentre con una mano continua a penetrarmi, con l’altra si sbottona i pantaloni, si abbassa gli slip e libera quel membro tanto grande che sembra quasi spropositato su quel suo corpo ancora troppo giovane. Senza aspettare troppo me lo infila e con un ritmo sempre più frenetico si sbatte dentro di me. Ogni colpo è cosi deciso che devo reggermi bene. Non una parola, non un sospiro. Lo guardo attraverso lo specchio e guardo la scena come se fosse un film e la cosa diventa ancora più eccitante. Arrivo in pochissimo tempo e lui mi tappa la bocca  con la mano che prima mi penetrava.

Poi mi afferra i capezzoli e li stringe come a dirmi non ti muovere non ho ancora finito. Mi sbatte sempre più forte e poi improvvisamente esce, mi gira e mi prende una mano. Capisco cosa vuole, mi abbasso dinanzi al suo pene, ma non lo accontento. La mia lingua accarezza la mia bocca proprio come farebbe se fosse su quel bastone, lo prendo in mano e lo sego. Lui continua a stringermi il seno mentre una mano scivola su e giù su quel gioiello e l’altra gli stringe i testicoli. Dei rumori ci fanno capire che siamo prossimi ad essere liberi ma voglio farlo godere prima. La mia mano scivola sempre piu veloce e basta una sola leccatina intorno a quella cappella ormai prossima a scoppiare, che esplode il suo piacere e viene copiosamente sul mio seno.

Ci ricomponiamo senza dire una sola parola. L’ascensore riparte, lo bacio! Le porte si aprono e raggiungo spedita il mio ufficio. Tempo 2 minuti bussano alla porta: è il mio capo che mi presenta il nuovo tirocinante che sarà la mia ombra per i prossimi mesi: il ragazzo dell’ascensore!

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